martedì 29 gennaio 2013

Travel planning

Wendelsteinbahn (da Wikipedia)
Quando si inizia a comporre un puzzle non si inizia mai dallo stesso punto. Di solito si sceglie un pezzettino riconoscibile e facilmente componibile con altri, a volte può essere situato in uno degli angoli, a volte in pieno centro, e a partire da lì si iniziano a mettere le tessere una accanto all'altra. Per i miei viaggi turistico-ferroviari è lo stesso. Una volta fu per colpa di una foto trovata per caso su internet, all'inizio del 2008. Un trenino che sbuca da una galleria inerpicandosi su una montagna, sormontata da una chiesetta in pietra che sembra fondersi con le rocce sottostanti. "Urca, che bello. Fammi un po' studiare la cosa..."  Ricerchina su Google... Dannato tedesco, prima o poi dovrei impararlo! Vabbè. Tanto l'orario si dice Fahrplan, quello ormai lo so a memoria. Uno sguardo alla zona con Google Maps. Poi si passa alle mie due Bibbie ferroviarie: prima di tutto www.bueker.net/trainspotting/maps.php. Un altro pazzo come me -più di me, senz'altro!- ha disegnato le mappe ferroviarie di tutta Europa, avvalendosi di numerosi collaboratori che gli segnalano le variazioni di tracciato, le nuove linee, le soppressioni... metto a fuoco la zona e provo a immaginare quali altri posti visitare lì attorno. In giornata dall'Italia ovviamente non si può fare, già che vado lì potrei fare qualche altro giro più o meno in zona...un'ottima "scusa" potrebbe essere attaccare un giorno di ferie al ponte per il 1° maggio. Tre-quattro giorni possono bastare per una esplorazione. il piano inizia a prendere forma. 
Ore di studio a tavolino.
Ma uscire, bere una birra, provarci con una no, eh?

Ora  è il turno dell' "altra" bibbia ferroviaria: il sito delle DB, le ferrovie federali tedesche) http://reiseauskunft.bahn.de/bin/query.exe/en .  Contiene gli orari ferroviari online aggiornati di tutta Europa, è possibile così programmarsi un viaggio Lisbona-Mosca (per la cronaca: 66 ore di viaggio effettivo in treno per un totale di 4 giorni e 7 cambi, per chi fosse interessato :-P) senza impazzire dietro a siti in tutte le lingue del mondo.  

Una volta definito il programma di massima, ricerca dell'albergo e altri dettagli. Se c'è una cosa che mi piace quasi quanto il viaggiare è il programmare un viaggio. Il web è una miniera di informazioni e con un po' di pazienza si può riuscire a combinare le proprie passioni. Ho sempre amato la montagna e l'escursionismo, mi piace la fotografia, pur essendo poco meno di un dilettante, sono "assetato" di treni e ferrovie e di viaggi in generale. 

Ed ecco, dopo elucubrazioni varie, il programma semi-definitivo del "tour". Decido di fare base a Innsbruck, anche se già la conosco e già ci sono stato. Questo mi permette di "concentrarmi" quasi esclusivamente su ferrovie e paesaggi

Primo giorno:  in treno sino a Innsrbuck, possibilmente con treni regionali per evitare esosi supplementi. Deposito dei bagagli in albergo ed eventuale escursione sulla Stubaitalbahn, ferrovia/tranvia che si infila verso la valle dello Stubai sino al paesino di Fulpmes. Cena libera e pernottamento.
Secondo giorno: intera giornata tra monti, laghi e panorami mozzafiato. Partenza da Innsbruck verso Garmisch-Partenkirchen, ferrovia a cremagliera sino allo Zugspitze (3000 metri, la cima più alta delle Alpi tedesche), rientro a Garmisch con funivia e treno a cremagliera.Da qui treno per Reutte im Tirol (Austria), coincidenza per Kempten-Immenstadt-Lindau, sul lago di Costanza (Germania). Da Lindau rientro a Innsbruck via Bregenz-Feldkirch-passo dell'Arlberg. Cena libera e pernottamento.
Terzo giorno:  nella mattinata da Innsbruck alla cittadina di Brannenburg (Germania) , percorso a piedi sino alla partenza della Wendelsteinbahn, treno sino in cima, sosta per il pranzo, funivia per scendere dall'altro lato, treno per Monaco di Baviera e rientro a Innsbruck.  Eventuale tour a Hall im Tirol (Austria) se non si è troppo stanchi, cena libera e pernottamento.
Quarto giorno: partenza in mattinata da Innsbruck, rientro in Italia via treno.

Non male, per essere partiti da una semplice foto... Ecco le mappe per aiutare a orientarsi. La "famigerata" Wendelsteinbahn è quel centimetro scarso con su scritto Wen. cerchiato in blu. Ma del viaggio parlerò in un' altra occasione...

Ma 'ndo vai se una mappa non ce l'hai?

lunedì 28 gennaio 2013

Bahnsteig 21

Attnang-Puchheim, ore 7.55 circa
Sì, è davvero un altro mondo. Ordine, pulizia, neanche un minuto di ritardo in quattro giorni di viaggio. E poi, naturalmente, quel modo originale di numerare i binari. Ore otto del mattino, Attnang-Puchheim, Austria, all'incirca a metà strada tra Salisburgo e Linz. Prima sorpresa: scendo dal treno proveniente da Linz, la coincidenza mi attende al binario 21.Peccato che la stazione abbia solo cinque binari. Ma come diavolo è possibile? Semplice, i binari "di corsa" sono numerati dall'1 al 4, il quinto è un binario tronco, e per distinguerlo dagli altri lo hanno numerato col 21.
Seconda sorpresa: nelle indicazioni, sia all'inizio delle scale che portano al sottopassaggio, sia all'interno del sottopassaggio, sia sulla testata del binario 21 compare una scritta: Salzkammergutbahn. Ferrovia dei laghi del Salisburghese. Così il turista di passaggio "sa", anche senza consultare l'orario, che tutti i treni aventi origine da qui partono da quel binario, invariabilmente, con precisione teutonica.
Il treno si muove, lascia il capolinea e inizia a percorrere la linea. Scendo una mezz'oretta dopo, a Gmunden. La stazione è a due chilometri dal centro della cittadina, decido di farmela a piedi, ma se avessi voluto, fuori dalla stazione una comoda Strassenbahn (tram), con passaggi ogni mezz'ora nelle ore di "morbida", ogni 12 minuti nelle ore di punta mi deposita nei pressi della piazza principale. Da qui la vista sul lago è splendida e nel cielo terso di fine agosto spazia sino alle montagne che chiudono l'orizzonte.
Gmunden, panorama sul Traunsee

Passeggiando sul lungolago scopro altre due cose: una seconda stazione (Gmunden Seebahnhof), capolinea di una ferrovia turistica che raggiunge un'altra cittadina poco distante da Attnang-Puchheim (Porca miseria, a saperlo...!), e le indicazioni per una funivia che raggiunge la cima del Grunberg, a quasi 1000 metri di altitudine. Da lì, un sentiero nel bosco ottimamente segnalato in un'ora e mezza mi riporta nella cittadina. Mangiato qualcosa, torno in stazione e proseguo verso sud. La strada costeggia sinuosa il lago, sovrastata dalla ferrovia a semplice binario. Tengo il finestrino aperto per evitare i soliti fastidiosi riflessi del vetro in foto, il paesaggio lo merita.
Mobilità alternative: ferrovia, strada e...pista ciclabile
Scendo a Ebensee, il tempo per occupare una camera nel Gasthof adiacente alla stazione, poi ritorno indietro col treno sino a Traunkirchen. Certo, è una bella comodità avere un treno ogni ora in ogni direzione...posso così visitare la piccola parrocchiale del paesino, che custodisce un vero gioiello d'arte: il pulpito è stato scolpito in forma di barca, con ai lati Pietro e un altro apostolo che sollevano una rete stracolma di pesci, mentre in una nicchia superiore il Cristo li benedice. "Venite, vi farò pescatori di uomini", disse, ed è geniale la trasposizione dell'episodio evangelico scolpito nel pulpito: in tal modo il sacerdote, durante la predica, è dentro alla barca e si rivolge ai parrocchiani, e li "pesca", li attrae a sè con la Parola proprio come i pesci che traboccano dalla rete.

Il pulpito della pesca miracolosa di Traunkirchen



Non c'è molto altro da vedere nel paesino. Torno alla stazione (una semplice casupola di pietra e un marciapiede, il minimo indispensabile per permettere ai treni regionali che percorrono la tratta di fermarsi) e attendo il mio localino che mi riporta a Ebensee e al Gasthof. La giornata volge al termine, è stata decisamente intensa e proficua. Unica fregatura, non sapendo il tedesco ho ordinato una roba che credevo essere una zuppa di funghi e invece è una zuppa di pesce. Pazienza...






Hallstatt (estate)
La mattina dopo, proseguo lungo la Salzkammergutbahn. Il treno serpeggia nella stretta valle, passa l'importante località termale di Bad Ischl (ci andava l'imperatore Cecco Beppe a fare la cura delle acque, per cui anche la stazione è più imponente, anche se non...imperiale) per poi costeggiare un altro lago, lo Hallstattersee. La giornata è splendida e le montagne verdeggianti si specchiano nel lago. Scorgo la cittadina di Hallstatt. La stazione però è sulla sponda opposta del lago...




Ma che problema c'è? In perfetta coincidenza coi treni, un traghetto parte dalla stazioncina e raggiunge il paese (che peraltro non è raggiungibile in auto: solo i residenti possono entrarvi, gli altri hanno alcuni parcheggi appena fuori dal paese).


Stazione di Hallstatt. Sulla sinistra l'attracco dei traghetti


Non scendo, anche se con un po' di rammarico. Voglio arrivare a Graz e ho ancora un bel po' di strada ferrata da fare. Ma il paesino mi rimane in testa per un bel po', la posizione è idilliaca...neanche quattro mesi dopo (questa volta in macchina, durante il "tradizionale" giro per mercatini natalizi) sono di nuovo a girare tra Hallstatt, Gmunden e i laghi del salisburghese, con gli alberi e le cime circostanti spruzzati di neve. Splendido veramente...ma se non ci fossi passato col treno, avrei mai potuto scoprire questa meraviglia?

Hallstatt (inverno)

Hallstatt (inverno)

domenica 27 gennaio 2013

"Se non hai una macchina non puoi arrivarci..."

L'Italia è un paese in cui la cultura del "mezzo pubblico" non è granchè radicata (eufemismo). Eccettuate le grandi città, generalmente ben servite, e da alcuni percorsi "standard" assai frequentati (ferroviariamente, soprattutto la "grande T" che unisce Torino a Venezia da una parte, e Milano a Napoli dall'altra), comincia a diventare assai complicato da raggiungere servendosi di mezzi pubblici. Alessandria, da quel punto, è abbastanza sfigata perchè in zona "periferica" Provate ad andare a Siena, tanto per dire, o in qualche città del nord-est che non sia sull'asse Verona-Vicenza-Padova, tipo Trento o Treviso: cambi continui, coincidenze "a rischio", ecc. ecc. Non parliamo poi di quei luoghi un po' al di fuori dai circuiti turistici "tradizionali": da farsi venire un fegato così... ecco di seguito un racconto di vita vissuta...

Durante uno dei miei primi tour turistico-ferroviari ho soggiornato a S.Maria della Quercia (VT) in un ex-convento trasformato in ostello/centro congressi. La mia scelta, dettata anche da motivi economici - meno di 50 euro in mezza pensione nelle vacanze pasquali non è affatto male - mi ha portato in un posto assolutamente caratteristico ma scomodo, raggiungibile in bus oppure con un paio di chilometri a piedi lungo la terribile e trafficatissima Via Cassia, fortunatamente su marciapiede, a partire dalla stazione di Viterbo.
Viterbo è in una sorta di buco nero ferroviario: si può raggiungere tramite due lente linee per pendolari: una da sud, via Roma Ostiense, e una da nord, dalla stazione di Attigliano-Bomarzo, posta lungo la Firenze-Roma "lenta" (cioè non quella percorsa dai Frecciarossa e dai treni "per ricchi").
Bomarzo. Mi ero cerchiato in rosso la località, promettendomi di visitarla durante queste vacanze "in zona". In questo paesino sperduto ha infatti sede il caratteristico "Parco dei mostri" (http://www.parcodeimostri.com/), voluto dal principe Pier Francesco Orsini all'interno di una delle sue ville.
Parco dei Mostri a Bomarzo
"Beh, se si chiama Attigliano-Bomarzo vuol dire che sarà vicina a Bomarzo, magari potrei andare al parco a piedi!", pensavo, nel mio entusiasmo e nella mia inesperienza giovanile, mentre sono in attesa della coincidenza per Viterbo. Mi porto perciò sul marciapiede del binario 1 con l'intenzione di raccogliere informazioni nel bar della stazione. Mentre sorseggio un caffè,  chiedo innocentemente. "Vorrei andare al parco dei mostri a Bomarzo. E' lontano da qui"? Attimo di silenzio della barista, che mi squadra interdetta come se le avessi posto la domanda dal cocchio di una biga e vestito da Ben Hur: "Sono sei-sette chilometri, su una statale". Attimo di silenzio imbarazzato da parte mia.  "Ah. Ma c'è un bus che parte da qui?" Attimo di silenzio imbarazzato da parte della barista, che poi emette la sentenza:  "No." ed aggiunge, impietosa: "ci vuole la macchina per arrivarci, al limite può chiamare un taxi..." Al che, pago il mio caffè in euro (i sesterzi probabilmente non me li avrebbe accettati), ed esco sacramentando a voce bassa.
Che cosa mi ha insegnato questa esperienza? 

1) Quando una stazione ferroviaria ha il nome di due o più località ( Ladispoli-Cerveteri, Calalzo-Pieve di Cadore-Cortina, ecc.) significa che è ubicata nei pressi della prima località. Le altre città si trovano a una distanza che varia tra il "lontano", il "molto lontano" e il "fottutamente lontano" dalla stazione stessa

2) MAI provare a "improvvisare" percorsi senza avere raccolto prima tutte le informazioni necessarie, studiandosi attentamente le piantine e i collegamenti. Come ho poi scoperto tornato a casa, Bomarzo è raggiungibile per mezzi pubblici da Orte (17 km) e da Viterbo(21 km). I collegamenti non sono comunque dei migliori: 5-6 bus al giorno da entrambi i capolinea, e solo nei feriali (altra cazzata monumentale!), ma almeno ci sono...

Insomma, girare l'Italia, i suoi mille borghi e le sue mille meraviglie con i mezzi pubblici sembra assai complicato. Ci sono fortunatamente felici eccezioni (e le vedremo magari in prossimi post). Ma se arrivassero turisti dall'estero che non fanno parte di gruppi organizzati come fanno?, mi chiedevo mentre rientravo mestamente al marciapiede per prendere il regionalino per Viterbo

PS: giusto per curiosità: Viterbo, che pure è come già detto in un buco nero ferroviario, ha ben TRE stazioni: Viterbo Porta Fiorentina (quella più centrale), Viterbo Porta Romana (in periferia, in direzione Roma) ed è capolinea delle ferrovie "Roma Nord". Da quest'ultima stazione, con un viaggio interminabile - è un'altra linea per pendolari -  ma splendido paesaggisticamente, che passa tra i colli della Tuscia per borghi medioevali come Bagnaia e Civita Castellana, per nominarne un paio, plana su Roma giungendo a Piazzale Flaminio, cioè cinque minuti a piedi da Piazza del Popolo. Mi autocensuro per quanto riguarda gli orari della linea, però...
  


  
     

Prologo: mi piacciono i treni.

La stazione era lì, a pochi passi da casa dei miei nonni. Bastava uscire, fare un pezzetto di portici e il viale e si era subito lì. Senza entrare, passando sulla sinistra dove c'era il parcheggio dei ferrovieri, si raggiungeva il primo binario, dove una accogliente panchina sotto un albero, e una provvidenziale fontanella d'acqua per calmare la sete, permettevano di osservare il va e vieni dei convogli, oltre che qualche diesel o locomotore in manovra. Ma attorno alla città vi erano altri punti dove appostarsi...Con una breve corsetta in macchina, mamma e papà mi portavano ai passaggi a livello del quartiere Cristo, in attesa -da decenni- di essere sostituiti da un fondamentale sottopassaggio che eliminasse le interminabili code, a farsi "chiudere in mezzo", in quella striscia di asfalto che separava le linee per Bologna e Genova da una parte, e quelle per Acqui e Ovada dall'altra, in modo da poter assistere comodamente al passaggio di treni passeggeri e merci nelle tiepide sere d'estate, correndo da una parte all'altra a ogni "din din" che annunciava l'abbassarsi delle sbarre fino al passaggio del "Bari-Lecce", intorno alle nove di sera: passato quell' espresso lunghissimo, con cuccette e curiosi carri pieni di auto che portava tante persone verso luoghi per me misteriosi e lontani, era ora di ritornare a casa e andare a dormire.


  Questo mio interesse per le ferrovie non è mai venuto meno, anzi è "peggiorato" se possibile con il raggiungimento della maggiore età. La passione per i viaggi è sempre stata forte in me, e stante il mio rifiuto quasi patologico di utilizzare l'automobile (pur avendo la patente), mi sono trovato "costretto" a fare di necessità virtù, raggiungendo le mie mete in treno e modulando perciò i miei giri turistici sulla base della disponibilità di collegamenti per via ferrata. Non che questo mi sia mai dispiaciuto, anzi! Talvolta mi diverto a "prenderla lunga" per il gusto di esplorare nuove linee ferroviarie, come nella Pasqua del 2005 che ho trascorso a Napoli. Viaggio di andata: Alessandria-Bologna-Firenze-Roma Termini, poi lentissimo regionale Roma Termini-Frosinone-Cassino-Caserta-Napoli. Per il ritorno, Napoli-Caserta-Benevento-Foggia-Barletta e poi Barletta-Pescara-Ancona-Rimini-Bologna-Alessandria. Totale, circa 10 ore all'andata e circa 12 ore al ritorno. Lo so, non sono mai stato molto normale.

La stazione di Lubecca (Germania) nella luce del tramonto invernale