venerdì 2 agosto 2013

Quel vetro dalla forma strana

Non passo spesso, nei miei "tour" ferroviari, da Bologna. Ma ogni tanto mi è capitato, magari tornando dalle vacanze in Trentino, di fermarmi lì per cambiare treno. Bologna è, ferroviariamente parlando, un po' il "cuore" dell'Italia ferroviaria, in una posizione centrale da cui in qualche modo chi viaggia deve passare.  Sul primo binario c'è un vetro dalla forma strana, non si può non notarlo.  Lo scoppio, le urla, la disperazione, i feriti, i morti, le indagini, i depistaggi, le polemiche: Avevo quattro anni quando avvenne, per cui non ho alcun ricordo "vivo" di quel 2 agosto. Ma quando passo da Bologna Centrale e soffermo il mio sguardo su quel vetro dalla forma strana,  mentre attorno a me la folla dei pendolari e dei passeggeri continua a passare, quasi ignara di quello che probabilmente è ormai "parte" del suo paesaggio quotidiano, non riesco a non provare un brivido di orrore. 

I nomi sulla lapide dall'altra parte sono importanti, sono quanto rimane di quelle vite spezzate. Ma lo squarcio che quel vetro dalla forma strana mostra ai passeggeri del primo binario è molto più evocativo, per me.In quel vetro c'è tutto.Il dolore, la rabbia, la memoria, la voglia di giustizia.
Non dimentichiamo. Mai. 









sabato 2 marzo 2013

Green greenways of home, pt.2

Sveglia alle cinque e mezza. Marocco e brioche al bar della stazione. Sul treno delle 6.28 Torino-La Spezia. Discesa a Genova Sampierdarena, secondo caffè al volo e trasferimento dal binario 1 al binario 6 per prendere il regionale per Savona. Arrivo a Savona, discesa a razzo dal sottopassaggio del binario 6, salita a razzo del sottopassaggio del binario 3, il regionale Torino-Ventimiglia compare all'orizzonte. Viaggio-lumaca con fermate pressochè ovunque (compresa sosta-monstre di venti minuti ad Alassio per attendere incrocio con intercity da Ventimiglia). Finalmente, alle 10.30, i miei piedi toccano il suolo della stazione di Sanremo, quasi mi verrebbe da baciare la terra. La riviera di Ponente, per me terra pressochè ignota essendo da sempre stato un frequentatore della riviera di Levante, è servita in gran parte dall'antica linea ottocentesca, completata nel 1872. Alcuni suoi tratti sono assolutamente spettacolari, aggrappate alla roccia e con il mare poco sotto, ma per la frenetica vita di oggi metterci tre ore per fare meno di 150 chilometri è veramente troppo. Esco dall'orribile nuova stazione sotterranea e inizio a scarpinare. Prima di tutto vado a visitarmi il centro storico, con i suoi caruggi e l'antico duomo dedicato a San Siro, che contiene al suo interno le spoglie del patrono della città, ovvero...San Romolo. (Cosa? San Remo allora che cosa centra? Appunto: risolvere il mistero una volta tornato a casa!) poi mi fiondo sulla ciclabile per la seconda parte della mia escursione di archeologia ferroviaria. Da Sanremo a S.Lorenzo al Mare, venti chilometri a piedi là dove una volta sferragliavano i treni.
In uscita da Sanremo




La giornata è serena, più fredda di ieri. Cammino di buon passo, costeggiando la Villa Nobel ed uscendo gradualmente dalla città, sino a raggiungere la zona della "Spiaggia dei Tre Ponti". La ferrovia inizia a prendere quota rispetto alla strada, mentre il panorama si apre verso occidente. La ciclabile è decisamente ben frequentata: ciclisti e pedoni vanno e vengono in continuazione.



Interno di una galleria




Proseguendo, inizia una serie di gallerie, complete di illuminazioni e "rivestite" in modo da evitare fastidiosi gocciolamenti sulla testa che "tagliano" Capo Verde, e attraverso Bussana, raggiungono Arma di Taggia. La zona della ex-stazione è in rifacimento, in parte sventrata. Mi fermo sul lungomare a mangiarmi un panino, e poi riparto.


...Da magazzino merci a magazzino bevande...




Piano piano la ciclabile si alza di quota e si allontana dal mare. Raggiungo così Riva Ligure e la vicina Santo Stefano al Mare. Il magazzino merci della ex-stazione è stato trasformato in un bar per i turisti. Poco oltre la pista, oltrepassata la stazione, "taglia" in mezzo a un gruppo di case. Il passaggio è strettissimo. Ma possibile che davvero i treni passassero di qui?

Naah...impossibile che ci passasse un treno!
...e invece sì! (da http://www.miol.it/stagniweb)

Proseguendo, si percorre la zona degli Aregai di Cipressa. Il paesaggio si apre nuovamente, la ciclabile prosegue seguendo la costa. con ampie curve. C'è meno gente che nei paesi, ovviamente, ma l'andirivieni di biciclette continua.
Panorama presso gli Aregai di Cipressa

Siamo ormai nei pressi della galleria di Capo Nero, la più lunga di questo tratto: un chilometro e mezzo che conduce quasi all'ingresso di San Lorenzo al Mare. Per chi non vuole percorrerla (fa un po' freddino...) è possibile un percorso alternativo. Io ovviamente non penso neanche minimamente a una deviazione: mi rinchiudo nel giaccone e inizio ad allungare il passo. Alla folle velocità di quasi 7 km/h in una decina di minuti  "esco a riveder le stelle".



...Sono fuori dal tunnel!

Ancora un tratto e raggiungo la ex-stazione di S. Lorenzo al Mare. Qui c'è un ultimo gazebo per l'affitto (e la restituzione) delle biciclette. La pista ciclabile si conclude qua: il binario è ancora asportato per qualche centinaio di metri. Poco oltre infatti sbuca, in viadotto, la linea "nuova" che si innesta sul tracciato ottocentesco e dopo un altro spettacolare tratto a picco sul mare raggiunge Imperia. Per me è invece la fine della camminata, se voglio evitare di essere travolto dalle auto sull'Aurelia. Aspetto un bus che mi porta alla stazione di Imperia Porto Maurizio, e da qui rientrerò a casa. Sono stati due giorni piacevoli, mi sono riempito gli occhi di paesaggi marittimi e preso un po' di sole. Particolare non secondario: ho smaltito le abbuffate natalizie e sono così pronto alle abbuffate dell'ultimo dell'anno. Mmm...pensandoci bene, meglio che mi programmi un altro paio di giorni di camminate a inizio gennaio...

"...Stazione di S.Lorenzo-Cipressa..." (da http://www.miol.it/stagniweb)

"...Termine corsa del treno..."


sabato 23 febbraio 2013

Green greenways of home, pt.1

Dalla diligenza alla ferrovia
Il progresso, gran bella cosa. Tutto cambia, si evolve, migliora (non sempre, a dire il vero). La ferrovia, come tante altre cose, è un ottimo esempio. Qui in Piemonte, dove vivo, la prima ferrovia fu la Torino-Genova, costruita in modo da permettere di collegare la capitale del Regno di Sardegna - e poi d'Italia - con il porto di Genova, dando così enorme impulso al traffico merci. I primi treni percorrevano in circa cinque ore il tragitto, segnando un miglioramento eccezionale nelle comunicazioni, se si pensa che sino a quel momento il servizio tra Torino e Genova era assicurato da diligenze, con stazioni di posta a distanza fissa e pernottamento al passo dei Giovi, per un totale (escluso il pernottamento) di 25 ore di viaggio. Se si prova a riflettere su questo, forse si possono guardare con occhi diversi i divertenti racconti ottocenteschi che narrano di gente terrorizzata al passaggio a grande velocità della macchina a vapore, di mucche traumatizzate che, sorprese al pascolo dal passaggio di un treno, smettevano di produrre latte!
Anche le ferrovie, nel tempo, si sono evolute. Sia dal punto di vista dei materiali (carrozze più confortevoli, locomotori elettrici in grado di raggiungere o superare i 300 km/h) che dal punto di vista dell'armamento (i binari e i tracciati ferroviari). Prima che qualche pendolare inizi a recitare il rosario degli insulti, ci tengo a sottolineare che sto parlando in generale...
Nel momento in cui una "vecchia" linea ferroviaria è sostituita da una nuova, possono esservi varie soluzioni di riutilizzo. Magari si possono aggiungere parcheggi, o allargare le strade, sfruttando il terreno una volta occupato dalle rotaie. Oppure, si può provare a sfruttare il percorso generalmente pianeggiante, o comunque poco in pendenza, per realizzare una greenway, ossia una pista ciclabile. Quest'ultima soluzione, già sperimentata con successo in varie zone d'Europa sta fortunatamente iniziando a prendere piede anche in Italia. Esiste addirittura un sito che censisce le ferrovie abbandonate e cerca di promuovere, laddove non sia possibile il recupero a scopi ferroviari, la loro trasformazione in pista ciclabile.
Uno dei progetti forse più interessanti in questo senso è quello che ha portato a riutilizzare parti della vecchia linea costiera del Ponente ligure. Nel 2001 fu abbandonato il tracciato da Ospedaletti a S.Lorenzo al Mare, in favore di un più veloce tratto quasi interamente in galleria. Inizialmente le aree liberate dai binari sono state letteralmente prese d'assalto e trasformate in parcheggi, poi fortunatamente ha preso piede l'idea della ciclabile, in via di completamento (al momento manca ancora il tratto tra Ospedaletti e Sanremo). Ho percorso questo tragitto a piedi durante le vacanze natalizie appena trascorse, documentandolo come mio solito dal punto di vista fotografico. Aggiungerò alle mie foto qua e là  anche immagini del passato, prese dal web, di quando i treni sfrecciavano (oddio...non intendetela in senso letterale...) in riva al mare, in modo da poter offrire una sorta di "confronto".
Vista panoramica su Ospedaletti

E' l'una del pomeriggio quando  giungo in vista di Ospedaletti, Sono  già sette che sono in movimento: partenza alle 6.28, cambio a Genova Sampierdarena e a Savona, e in "solo" quattro ore e mezza e due cambi, scendo alla stazione di Ventimiglia. Da qui in un paio d'ore a piedi, alternando tratti di marciapiede sull'Aurelia a più piacevoli passeggiate a mare, ho finalmente il primo "incontro" con la vecchia ferrovia. Ospedaletti, il cui nome sembra derivare dall' ospitale templare edificato da queste parti per la cura e il riposo dei pellegrini, è secondo le guide turistiche e il sito istituzionale il paese con il clima migliore di tutta la Riviera dei Fiori. La ferrovia ora scorre all'interno, in galleria, ma non molti anni fa passava proprio davanti al paese, dove appaiono ora le palme in lontananza, impedendo l'accesso diretto al mare. Anche per questo motivo la popolazione fu assai contenta di "liberarsi" del treno. La "fastidiosa" ferrovia era assai comoda per gli anziani che andavano a svernare; ora che la stazione non c'è più (e le autorità comunali non hanno voluto neanche una fermata sulla linea nuova) Ora Ospedaletti non ha più la stazione, e e le presenze dei turisti nel paese sembrano, a quanto leggo in rete, assai ridotte rispetto al passato. In compenso stanno costruendo un (orrendo) porticciolo in cemento per cercare di attirare yacht e barche di lusso.


Solo pochi giorni fa è stato inaugurato il tratto ciclo-pedonale che diventa anche passeggiata a mare. I lavori non sono del tutto finiti (classica inaugurazione all'italiana...), ma è comunque possibile passeggiare tranquillamente nell'area una volta occupata dai binari. Chiudo gli occhi e provo a immaginare il "prima", quasi mi sembra di sentire ancora il familiare odore "di ferrovia" delle traversine in legno. Nelle foto che seguono ecco il confronto tra passato e presente.


Stazione di Ospedaletti Ligure ieri... (foto da http://www.miol.it/stagniweb/)
...e oggi


La galleria da Ospedaletti. Qui riprende la pista ciclabile

Passata la ex stazione ferroviaria, a circa seicento metri dall'inizio del percorso la ciclabile...finisce. I binari sono stati asportati e quindi resta lo sterrato, ma la tratta non è stata ancora attrezzata ed è chiusa al passaggio . Mi vedo quindi costretto a una deviazione piuttosto scomoda con salite e discese sino a riguadagnare il tracciato al di là di una galleria, all'ingresso in Sanremo. Si prosegue poi stretti tra le case,avvicinandoci al porto e alla passeggiata a mare. Una curva, un lungo rettilineo ed ecco la stazione sullo sfondo.

In trincea tra le case











Sanremo, stazione di Sanremo. Nelle mie orecchie rimbomba un immaginario annuncio dall'altoparlante, ancora visibile ma completamente muto, mentre mi soffermo davanti all'ex fabbricato viaggiatori.






Sanremo, anno 2012
Pur apprezzando l'ottimo lavoro fatto con la riqualificazione dell'area tramite la pista ciclabile, mi guardo intorno con un po' di tristezza, osservando le altre scarse tracce di un recente passato (un cartello di stazione, un palo della linea elettrica) e subito penso alle polemiche che accompagnano la nuova stazione della cittadina rivierasca, realizzata in una zona più periferica rispetto al centro storico, completamente in galleria e raggiungibile attraverso quattrocento metri di tapis roulant in stile aeroporto, il più delle volte guasti.



Sanremo, anno 2001 (photo by Slobodan Ilic),
da www.railfaneurope.net 
La pista ciclabile prosegue oltre la stazione, sempre stretta tra le case e il porto. Sullo spazio una volta occupato dal binario e dalla massicciata sono state ricavate due corsie per le bici e una per i pedoni. Attorno a me molta gente che sfrutta le ultime ore di luce per passeggiare tranquilla senza trovarsi in mezzo alle auto.  Nei pressi di Villa Nobel c'è anche un punto di noleggio bici, in corrispondenza di un tratto alberato, giusto in uscita dal centro cittadino. Interrompo qui il mio tragitto per andare verso la controversa stazione in sotterranea e rientrare così a casa.
Posso così confermare la fondatezza delle polemiche. Un lungo corridoio lastricato con ai due lati i famosi tapis roulant, alcuni dei quali non funzionanti. Mi perdo poi tra i corridoi per raggiungere il mio binario, curva a destra, poi curva a sinistra, davanti a me si para un muro. Strada chiusa, ma dove cavolo si passa per il binario 2? Dopo un po' di smarrimento trovo l'indicazione che mi porta a un ascensore. Salgo, percorro un altro corridoio che scavalca la linea e ridiscendo con un altro ascensore. Arrivo sul binario appena in tempo, ecco le luci del mio regionale che si avvicinano. Mentre ripartiamo, cerco di non pensare alle quattro e più ore che mi attendono. Sono in ferie anche domani, quasi quasi torno qui e proseguo verso S.Lorenzo...  

lunedì 18 febbraio 2013

Inter-Rail per "anziani" viaggiatori

Tour ferroviari su misura per tutte le tasche e per tutti igusti!
Inter-Rail, ovvero come girare l'Europa con un unico biglietto valido per (quasi) tutte le ferrovie del continente. Molti penseranno: sì, forse può essere divertente quando si è ggiovani, a diciotto-vent'anni. Alla prima vacanza "da soli"  ci si organizza con la "cumpa", si  acquista un biglietto e si parte all'avventura in estate seguendo rigorosamente un programma-devasto del tipo : week-end in Costa Brava a  scambiare il giorno con la notte, seguito da due giorni a Parigi, con assunzione in dosi massicce di baguette ripiene , foto sotto la Tour Eiffel e giro al Moulin Rouge. Dalla Ville Lumiere si fa quindi tappa obbligata ad Amsterdam per  farsi due canne e un giro nel quartiere a luci rosse per raccogliere informazioni dettagliate e di prima mano sui tariffari in vigore. Da lì è un attimo raggiungere il nord della Germania e la Danimarca: un salto a caccia di vichinghe ubriache sulla Trombonave (che cos'è la trombonave? Ma che razza di domanda è? Ma proprio nessuno vi ha insegnato niente? Che vergogna! http://www.trombonave.com/html/ilmito-it.html), poi rotta su Berlino e la sua celebre vita notturna, discesa verso sud per ubriacatura di birra a Praga e rientro in Italia preferibilmente via via Monaco di Baviera tanto per farsi un rinforzino di birra alla Hofbrauhaus. Il tutto con budget abbastanza limitato, sonno - poco - magari nell'atrio di qualche stazione e inevitabile resoconto al ritorno in duplice versione: integrale per amici stretti, director's cut per parenti e conoscenti, millantando improbabili visite a prestigiose quanto sconosciute collezioni d'arte moderna ("c'era un meraviglioso autoritratto di Antonello da Messina al  John Holmes Institute di Braunschweig..."). Poi, però, una volta presa la sospirata patente, il treno diventa quella roba che è sempre in ritardo e che quando si abbassano le sbarre del passaggio a livello ti ci devi fermare. 

Io invece, essendo arrivato alla fatidica maggiore età circondato da amici già patentati e già fidanzati, ho saltato questo fondamentale rito di passaggio all'età adulta. Niente inter-rail con la cumpa, niente canne ad Amsterdam, niente Trombonave; una volta trascorsi gli anni dell'esuberanza e dell'incoscienza, e raggiunta la pace dei sensi, ho deciso di riparare, almeno in parte, alla mancanza.

 Poichè tutto sommato sono un amante della tranquilla vita di provincia, comincio ad avere una certa età e quindi non posso più permettermi stravizi e sballottamenti vari, ho optato per una versione più "matura" o "soft" : innanzitutto, ho scoperto che è possibile utilizzare il biglietto dell'Inter-Rail anche se non si è più ggiovani: esiste infatti una versione "over 26", un po' più costosa ma senz'altro vantaggiosa se gli spostamenti in treno sono numerosi..Inoltre è possibile richiedere un biglietto "one country" che permette di viaggiare per un massimo di otto giorni in un mese in una singola nazione, anzichè sino a tre settimane in un mese in tutta Europa (il cosiddetto "Global pass"). Questo permette di limitare maggiormente gli spostamenti e quindi anche le fatiche del viaggio. 

Sono personalmente dell'idea che le grandi capitali europee vadano visitate con un po' di calma: per questo motivo, quando organizzo i miei tour ferroviari estivi cerco di evitare come la peste di passarci, lasciandole eventualmente "indietro" per dedicarvi, semmai qualche vacanzina più limitata nel tempo (quattro-cinque giorni) anche in altri periodi dell'anno. Certo, Sicuramente Berlino o Londra sono per certi versi più godibili a luglio-agosto che a novembre-dicembre, ma trattandosi di grandi città, anche se le condizioni meteo non fossero delle migliori qualcosa da fare lo si trova sempre (se proprio fa un freddo cane si può andare a visitare qualche grande museo, tanto per dire). Non così è invece, più spesso, per cittadine più piccole o zone naturalistiche/escursionistiche, dove il bel tempo diventa quasi necessario per potersi godere appieno la vacanza.

E' così che nel programmare le mie vacanze estive ferroturistiche spesso vado alla ricerca di luoghi meno "celebri" o di percorsi almeno in parte inconsueti. Ho già raccontato in un post precedente un esempio di mini-tour tra Austria e Germania, principalmente di carattere ferroviario; in quel caso, si è trattato di una idea totalmente mia. Ma è anche (ovviamente) possibile partire da un canovaccio "altrui" per modificarlo secondo le proprie esigenze.
In Germania, ad esempio, esistono un certo numero di percorsi automobilistici e ciclabili, alcuni legati ad esempio al tragitto dei fiumi (tanto per citarne uno dei più famosi, che spero prima o poi di percorrere almeno in parte, la Elberadweg, ossia la ciclabile del fiume Elba, che dal confine con la Repubblica Ceca, passa per Dresda e si dirige verso nord ovest sino sfociando nel Mare del Nord ad Amburgo).

Ero appena rientrato dal mio "tour" estivo 2010 in Borgogna con un amico che già stavo sviluppando il "tema" per la mia vacanza 2011. Ho trovato in rete notizie su un percorso noto come la "Strada delle Rocche".che si snoda principalmente nel sud della Germania, partendo da Mannheim e raggiungendo, attraverso il Baden-Wurttenberg e la Baviera, la Repubblica Ceca e Praga. Il tempo di scaricare un paio di depliant ed eccomi ad organizzare la versione ferroviaria della Burgenstrasse.


Mappa del tratto tedesco della Burgenstrasse (da www.burgenstrasse.de)

La Burgenstrasse unisce, solo in Germania, una settantina tra città e paesi da Mannheim a Bayreuth,  che si caratterizzano per fortificazioni, castelli o rocche. Poichè ovviamente non è pensabile in otto-dieci giorni visitare tutto, a partire dalla piantina visualizzata qui sopra, ho cercato informazioni su ciascuna cittadina "eliminando" dal mio tragitto quelle che non mi interessavano o che avevo già visitato (Mannheim e Norimberga, tra le altre) oltre a quelle (poche) località non raggiungibili in treno. Raccolte tutte le informazioni necessarie ho stabilito un itinerario che, a parte qualche significativa deviazione dal "tema" si sviluppasse lungo questo percorso. Il risultato è stato, per quanto mi riguarda, assolutamente soddisfacente, perchè mi ha permesso di scoprire una Germania "minore" ma affascinante. Naturalmente la cosa è replicabile anche in altre zone europee ma anche italiane. Come già detto, occorre un'idea...e un po' di pazienza nella programmazione. Pur tenendo conto che il biglietto Inter-Rail permette la quasi totale flessibilità, infatti, preferisco sempre avere una sorta di "copione" ben strutturato da seguire, in modo da sapere con una certa precisione dove e come muovermi, non solo dal punto di vista dei trasporti ma anche della "logistica" (in quali città fermarsi? per quanti giorni? Albergo, gasthaus o che altro?), cercando comunque di lasciare un minimo di spazio all'improvvisazione e alla fantasia...per ora è tutto, ma della Burgenstrasse riparlerò in seguito.   

lunedì 11 febbraio 2013

Pandora's box

Ancora una volta è stato il caso a farmi scoprire un "altro" mondo. Vacanze di Pasqua 2010, per "tradizione" mi giro un pezzettino di Svizzera, tutto rigorosamente per ferrovia. Dopo una mattinata sotto la neve, "salvata" dalla visita al museo dei trasporti a Lucerna, mi ritrovo intorno alle due del pomeriggio in stazione di Olten, città industriale e importante nodo ferroviario tra Basilea e Berna. Ho deciso di tornare al mio albergo a Thun, una graziosa cittadina posta più a sud Ho a disposizione due scelte: treno intercity o regionale. Il primo percorre una NBS (Neubaustrecke, ferrovia di nuova costruzione), l'equivalente della nostra Alta Velocità, che "taglia" con viadotti e gallerie il percorso, il regionale segue la vecchia ferrovia, più lenta e sinuosa, che collega i paesini. Non ho fretta, vada per il regionale.

Mi siedo nella parte destra del vagone, vicino al finestrino, rivolto nel senso del viaggio. E' il posto che più preferisco, a meno che ci siano buoni motivi paesaggistici per sedersi dall'altra parte: posso così osservare anche l'altro binario e i treni che incrociamo. Dopo pochi minuti di viaggio vedo avvicinarsi una rocca imponente, un castello medioevale "coronato" su un lato da una chiesetta dalla facciata bianchissima. Che bello,  primo pensiero. Il treno punta deciso verso la rocca, intravedo il portale di una galleria che si avvicina. Non faccio più in tempo a fotografare il castello, porca vacca, secondo pensiero. Dall'interfono si diffonde un annuncio automatico: Nachster Halt: Aarburg - Oftringen. Mi si accende come una lampadina: "Mmm...E se....?" Il treno esce dal tunnel, supera uno scambio, rallenta ed entra in stazione. 

Una nuova versione di orario tascabile...

Osservo dal marciapiede il treno che si allontana. Scatto una foto al cartellone delle partenze in modo da avere a disposizione (sante macchine digitali!) gli orari per il ritorno in qualsiasi momento...Il castello, adagiato sullo sperone di roccia, si protende verso le colline circostanti. Un cartello giallo con l'indicazione Aarburg 10 min. mi guida nella direzione giusta. Trovo poi un sentiero che sembra salire verso il castello e inizio ad arrampicarmi. Magari da questa parte c'è l'ingresso. Giro attorno alla struttura, arrivo al piazzale della chiesetta. Tutto chiuso, noto solo in questo momento un cantiere e una gru sotto di me. Stanno facendo dei lavori di restauro, Die Festung ist geschlossen. Pazienza, scendo e decido almeno di fare due foto "dal davanti".

La fortezza di Aarburg dalla stazione ferroviaria







Il castello domina un'ansa del fiume Aare (da qui il nome del paese che si raccoglie attorno alla fortezza) che non era visibile dal lato da cui sono arrivato. Attraverso il ponte e cerco una postazione adeguata per scattare le foto. Il cielo sembra rasserenarsi, tuttavia alle spalle della fortezza si addensano minacciosi nuvoloni neri. Seguo un cartello triangolare che indica un fantomatico Aarelandweg, (sentiero della regione dell'Aar), che punta verso una sorta di passeggiata in riva al fiume. Ci sono alcune barche ancorate sulla sponda, ecco, potrei metterle in primo piano, coosì. Peccato per quella maledetta gru...vabbè, non posso eliminarla in alcun modo. Ma sì che va bene, dai. Click.

Festung Aarburg

Ok, foto fatta. E adesso? Torno in stazione? Si sta proprio bene...Potrei anche provare a seguire quel cartello e farmi una passeggiata lungo il fiume...ma poi, dove vado a finire? Non ho mappe, non ho niente...ma... aspetta... c'erano dei cartelli vicino al ponte...torno indietro a vedere, chissà che...

Esempio di "albero dei sentieri" svizzero


Il palo contiene una serie di cartelli gialli posti dall'ente del turismo. Indicano le località che si possono raggiungere a piedi con le relative distanze. Dal punto in cui mi trovo in un'ora è possibile raggiungere un'altra stazione ferroviaria, posta sulla stessa linea che stavo percorrendo e nella stessa direzione del sentiero "tematico" dell'Aare. Beh, penso, un'oretta di cammino in riva al fiume la posso fare senz'altro.


Lungo il fiume Aar



Il sentiero si snoda per buona parte lungo la sponda del fiume. Attorno a me romba l'autostrada e scorre anche in viadotto la NBS per Berna, permettendomi così anche di vedere qualche treno di passaggio. Nonostante sia una zona in parte "antropizzata", vi sono comunque alcuni begli scorci. La temperatura è gradevole e il dislivello inesistente, insomma, una passeggiata rilassante.




A ogni minima biforcazione ci sono frecce gialle di indicazione o rombi di rappel con scritto wanderweg (sentiero) che rassicurano di essere sulla strada giusta. Passato un ponticello finisco su una strada asfaltata a scarso traffico, che segue un ruscelletto. Poco più avanti un piccolo mulino restaurato dalla comunità locale.

Impossibile perdersi!
Nei pressi del mulino




Il mulino del paese di Rothrist

I segnavia mi conducono all'interno di una piccola zona industriale, che costeggia la ferrovia. La ormai familiare freccia gialla alla successiva deviazione ha il disegnino schematico di un treno e la scritta Bahnhof.  Raggiungo in pochi istanti la stazione. Fine della passeggiata...Bella sta cosa, penso. E' come i segnavia del CAI da noi, solo che qui ci sono anche per percorsi pianeggianti...troppo avanti 'sti svizzeri! Mentre aspetto il treno del ritorno, sfoglio la mia guida Lonely Planet. E' di tre anni fa, eppure scopro che già allora segnalava un sito internet dedicato ai sentieri escursionistici elvetici: http://www.wanderland.ch/it/welcome.cfm Tornato a casa voglio darci un'occhiata con più attenzione, penso, ignorando, mentre compariva all'orizzonte il treno che mi avrebbe riportato verso l'albergo, di essere sul punto di cacciarmi in un tunnel da cui, a distanza di altri tre anni, non sono più uscito, nè prevedo a breve di uscire...












domenica 3 febbraio 2013

Una giornata attorno al Wendelstein

Stazione di Innsbruck Hbf: comincia il mio viaggio sul regionale per  Rosenheim

Il regionale da Innsbruck a Rosenheim rallenta silenziosamente e mi deposita alla stazione di Brannenburg. Sono già in Germania, il passaggio del confine è avvenuto senza che me ne accorgessi. Il treno, simile al nostro Minuetto, ha raccolto durante il tragitto numerose persone, giovani e meno giovani, munite di zaino o di bicicletta, che sono poi discese alla loro stazione di destinazione per effettuare escursioni lungo i sentieri e le piste ciclabili circostanti. Appena fuori dalla stazione, davanti a me un cartello inequivocabile mi indica la direzione per la Zahnradbahn (Ferrovia a cremagliera) del Wendelstein. 

Per arrivare alla partenza della cremagliera c'è da camminare una mezz'oretta, completamente in piano, prima attraverso il paese  e poi in mezzo al verde tra graziose villette sullo stile delle nostre baite di montagna. Seguo la mappa che mi son stampato su Google giusto per evitare di perdere tempo inutilmente con qualche deviazione, ma il cartello che indica la cremagliera è quasi sempre nei punti strategici per evitare di sbagliarsi. Arrivo alla stazione, un paio di persone davanti a me, biglietto Kombi-Ticket che mi permette di fare la traversata treno + funivia dall'altra parte. Costa sui 24 euro, non pochi in verità...speriamo che ne valga la pena! 

Pronti alla partenza!


Il trenino è spartano, due carrozze che si riempiono quasi del tutto. Una partenza all'ora, dalle 9 alle 16.Dai 500 metri di Brannenburg ai 1723 dell'arrivo in circa mezz'ora, due fermate intermedie a richiesta lungo il percorso. Dopo un breve tratto ancora in piano, rallentamento, si aggancia la ruota dentata della cremagliera e si comincia un'ascesa costante e tenace, prima al riparo del bosco, poi allo scoperto.


Panorama in ascesa


I finestrini sono apribili (alleluja! Niente riflessi sul vetro) e la velocità non elevatissima permette di godersi il viaggio. Si sta abbastanza bene, anche se salendo comincia a fare freschino...Il paesaggio si fa pian piano più spoglio, qualcuno scende in una delle stazioni intermedie, si sistema lo zaino, allunga i bastoncini telescopici e comincia a scarpinare...
Quasi arrivati....





Una, due gallerie, non molto lunghe, larghe appena quanto basta per far passare il treno, se ti sporgi con una mano tocchi la nuda roccia. D'altronde ha quasi 100 anni: è la prima ferrovia a cremagliera delle alpi tedesche, costruita tra il 1910 e il 1912. Manco a dirlo, locomotiva e vagoni originari sono conservati perfettamente intatti ed utilizzati per uscite "particolari" in estate per turisti e appassionati, combinate con menù tipici per il pranzo. Sul sito internet (cliccando su International si può accedere anche a una pagina in italiano) e sui depliant queste iniziative sono debitamente segnalate, anno per anno, e credo che abbiano un buon successo...

Ultima curva, ci infiliamo in una galleria e il treno si ferma. La stazione è sotterranea. Un solo binario, non serve di più, il trenino fa "la spola", il tempo di scaricare le due vetture, di riempirle con chi ha deciso di scendere e si riparte. Io mi faccio largo tra gli altri ed esco a riveder le stelle.

Panorama verso le alpi tedesche
 Aria frizzantina ma piacevole, e la vista spazia sulle verdi vallate sottostanti e sulle cime delle alpi bavaresi ancora ammantate di neve. Attorno a me un discreto numero di persone. Chi fotografa, chi si avventura sui sentieri attorno alla cima, chi inizia a scendere nel canalone innevato. Altri hanno appena preso dal ristorante salsiccione con patate e media di weizen e mangiano di gusto all'aperto. Mi lascio prendere dalla gola, per cui scatto qualche foto del panorama e della chiesetta aggrappata alla roccia e mi adeguo alle usanze locali. Dieci minuti dopo sorseggio anche io birra fresca e divoro un bratwurst rinchiuso nella mia giacca a vento. Ho voluto fare il "crucco" sino in fondo ma quando si solleva l'aria mi maledico per averlo fatto, a differenza degli escursionisti attorno a me che proseguono ininterrottamente a roteare le mandibole e sollevare boccali di birra senza avvertire in apparenza le folate di aria gelida che spazzano il belvedere...
Vista dal belvedere verso la chiesetta, la terrazza e l'immancabile ristorante
La sacra regola dell'italiano in trasferta all'estero recita: Quando sei all'estero mangia pure di tutto tranne a) la pastasciutta e b) il caffè. Se per quanto riguarda il punto a) non ci sono problemi, in questo caso mi vedo costretto dal freddo a contravvenire al punto b). E la punizione arriva inevitabile: come previsto, mi arriva una brodaglia lunga dal costo spropositato (2 euro e 40, contro 2,80 di una birra piccola, sigh!). Anni che vado all'estero, giuro che ci ho provato in tutti i modi: "Ein espresso,bitte!", "Ein kleine kaffee,danke!" , "can you kindly give me un petit-peu de cafè à la italienne  et non la solita extramaldita brodaglia, por favor?" "si stu cazz'e cafè me lo fai più lungo di un dito do fuoco attè e a sta minch' e' ristorante!". Niente, nein, porca paletta. Quando va bene, tipo oggi,  l'espresso è un po' più lungo di un caffè lungo. Quando va male ti tocca sorbire l'equivalente di una mezza pinta di birra, solo che al posto della birra c'è mezza pinta di caffè. Che costa comunque sempre e invariabilmente poco meno di una birra piccola. Anzi, a tal punto a pensarci bene per scaldarsi ti converrebbe il tazzone.
Panorama dalla chiesa verso il ristorante e il belvedere


Torno fuori, salgo alla chiesetta (chiusa, la aprono solo per le funzioni religiose in estate, a quanto ho capito) e scatto ancora qualche foto nelle varie direzioni, poi mi dirigo verso la funivia. Ci sarebbe ancora qualcosa da visitare (una grotta scavata nella roccia, l'osservatorio astronomico un po' più in alto) ma il vento aumenta e mi dà un po' fastidio, preferisco tornare giù e proseguire il mio giro. 




Escursionisti in discesa dal canalone verso Brannenburg

La funivia, costruita sul finire degli anni Sessanta per poter aumentare il numero di turisti sul Wendelstein, poichè i treni non erano più sufficienti, è sul versante opposto rispetto alla cremagliera, in una decina di minuti scende verso i verdi prati. Mentre fotografo il panorama, ecco passare un trenino sotto di me... l'arrivo della funivia è poco oltre i binari.



Disceso dalla funivia, in pochi minuti raggiungo la fermata di Osterhofen. Un marciapiede, una pensilina modello autobus per ripararsi in caso di maltempo, la macchinetta -funzionante- per fare i biglietti per qualunque destinazione della Germania.

A pochi minuti a piedi dall'arrivo della funivia, ecco la stazioncina














Panorama verso il Wendelstein (in alto a sinistra)


Tempo pochi minuti ed ecco il mio treno La zona a sud di Monaco di Baviera è servita dalla compagnia BOB (ferrovie dell'Oberland Bavarese), con alcune diramazioni che portano ai laghi e ai monti nel sud della Germania. Il servizio è, anche in questo caso, di almeno un treno l'ora. E la frequenza del servizio è ovviamente un incentivo all'utilizzo del mezzo pubblico. Dal mio treno che ferma in tutti i paesini in direzione Monaco è un continuo salire e scendere di escursionisti, ciclisti, turisti vari.



La ferrovia per Monaco costeggia l' idilliaco Schliersee 

 Raggiungo Holzkirchen, nodo regionale di una certa importanza, e decido di "accorciare" il mio percorso: anzichè finire a Monaco di Baviera, prendo una altra linea regionale che "taglia" un po' il percorso e mi porta più verso sud, a Rosenheim. Il sistema delle coincidenze è perfetto. A ogni stazione da cui si diramano più linee è possibile, nell'arco di al massimo un quarto d'ora,prendere un treno in qualunque altra direzione.
A Rosenheim altro cambio, e treno per Innsbruck. La scomodità dei continui cambi è relativa: tendenzialmente il treno in coincidenza arriva sul binario a fianco, per cui è possibile prendere i treni quasi "al volo".


La piazza centrale della cittadina di Hall im Tirol
Decido nel frattempo di scendere nella cittadina di Hall im Tirol, una piacevole cittadina austriaca dal centro storico lindo e raccolto, dominato dalla catena montuosa detta Nordkette, che è poi la stessa che si vede da Innsbruck. Un'oretta è più che sufficiente per esplorare le viuzze, si torna in stazione e si riparte.









La "Nordkette" da una via di Hall im Tirol 



"Nachster Halt Innsbruck Hauptbahnhof, diese zug endet hier, bitte alles ausstiegen".  La voce del macchinista arriva attraverso l'impianto audio del treno. Prossima stazione Innsbruck, termine corsa del treno, per favore scendete tutti. E' circa da un anno che ho preso a viaggiare all'estero, sempre in zone germanofone, e la mia conoscenza della lingua è sempre poverissima. Ma almeno non è limitata solo più ai cognomi dei calciatori...due passi a piedi, albergo, doccia ed è già tempo per la cena in un ristorantino già collaudato, in pieno centro, a due passi dal celebre "tetto d'oro". Una birra fresca e un piattone di carne con patate. Il menù è anche in italiano, vista la presenza notevole di turisti, e questo mi evita di morire infilzato da una lisca di Forelle (trota) affilata come un coltello di ossidiana per i sacrifici aztechi. Il sole tramonta dietro la Nordkette. Torno lentamente in albergo, godendomi il fresco della sera. Sì, è stata proprio una bella giornata.

Gli ultimi raggi del sole sul Goldenes Dachl (Tetto d'Oro) di Innsbruck

.
PS: chiudo con questa ultima meravigliosa foto della chiesetta del Wendelstein risalente all'inverno scorso, pubblicata da Repubblica l'anno scorso, in occasione del freddo polare che ha colpito l'Europa.Altre foto della chiesetta le trovate qui

(fonte: sito di Repubblica Viaggi)




martedì 29 gennaio 2013

Travel planning

Wendelsteinbahn (da Wikipedia)
Quando si inizia a comporre un puzzle non si inizia mai dallo stesso punto. Di solito si sceglie un pezzettino riconoscibile e facilmente componibile con altri, a volte può essere situato in uno degli angoli, a volte in pieno centro, e a partire da lì si iniziano a mettere le tessere una accanto all'altra. Per i miei viaggi turistico-ferroviari è lo stesso. Una volta fu per colpa di una foto trovata per caso su internet, all'inizio del 2008. Un trenino che sbuca da una galleria inerpicandosi su una montagna, sormontata da una chiesetta in pietra che sembra fondersi con le rocce sottostanti. "Urca, che bello. Fammi un po' studiare la cosa..."  Ricerchina su Google... Dannato tedesco, prima o poi dovrei impararlo! Vabbè. Tanto l'orario si dice Fahrplan, quello ormai lo so a memoria. Uno sguardo alla zona con Google Maps. Poi si passa alle mie due Bibbie ferroviarie: prima di tutto www.bueker.net/trainspotting/maps.php. Un altro pazzo come me -più di me, senz'altro!- ha disegnato le mappe ferroviarie di tutta Europa, avvalendosi di numerosi collaboratori che gli segnalano le variazioni di tracciato, le nuove linee, le soppressioni... metto a fuoco la zona e provo a immaginare quali altri posti visitare lì attorno. In giornata dall'Italia ovviamente non si può fare, già che vado lì potrei fare qualche altro giro più o meno in zona...un'ottima "scusa" potrebbe essere attaccare un giorno di ferie al ponte per il 1° maggio. Tre-quattro giorni possono bastare per una esplorazione. il piano inizia a prendere forma. 
Ore di studio a tavolino.
Ma uscire, bere una birra, provarci con una no, eh?

Ora  è il turno dell' "altra" bibbia ferroviaria: il sito delle DB, le ferrovie federali tedesche) http://reiseauskunft.bahn.de/bin/query.exe/en .  Contiene gli orari ferroviari online aggiornati di tutta Europa, è possibile così programmarsi un viaggio Lisbona-Mosca (per la cronaca: 66 ore di viaggio effettivo in treno per un totale di 4 giorni e 7 cambi, per chi fosse interessato :-P) senza impazzire dietro a siti in tutte le lingue del mondo.  

Una volta definito il programma di massima, ricerca dell'albergo e altri dettagli. Se c'è una cosa che mi piace quasi quanto il viaggiare è il programmare un viaggio. Il web è una miniera di informazioni e con un po' di pazienza si può riuscire a combinare le proprie passioni. Ho sempre amato la montagna e l'escursionismo, mi piace la fotografia, pur essendo poco meno di un dilettante, sono "assetato" di treni e ferrovie e di viaggi in generale. 

Ed ecco, dopo elucubrazioni varie, il programma semi-definitivo del "tour". Decido di fare base a Innsbruck, anche se già la conosco e già ci sono stato. Questo mi permette di "concentrarmi" quasi esclusivamente su ferrovie e paesaggi

Primo giorno:  in treno sino a Innsrbuck, possibilmente con treni regionali per evitare esosi supplementi. Deposito dei bagagli in albergo ed eventuale escursione sulla Stubaitalbahn, ferrovia/tranvia che si infila verso la valle dello Stubai sino al paesino di Fulpmes. Cena libera e pernottamento.
Secondo giorno: intera giornata tra monti, laghi e panorami mozzafiato. Partenza da Innsbruck verso Garmisch-Partenkirchen, ferrovia a cremagliera sino allo Zugspitze (3000 metri, la cima più alta delle Alpi tedesche), rientro a Garmisch con funivia e treno a cremagliera.Da qui treno per Reutte im Tirol (Austria), coincidenza per Kempten-Immenstadt-Lindau, sul lago di Costanza (Germania). Da Lindau rientro a Innsbruck via Bregenz-Feldkirch-passo dell'Arlberg. Cena libera e pernottamento.
Terzo giorno:  nella mattinata da Innsbruck alla cittadina di Brannenburg (Germania) , percorso a piedi sino alla partenza della Wendelsteinbahn, treno sino in cima, sosta per il pranzo, funivia per scendere dall'altro lato, treno per Monaco di Baviera e rientro a Innsbruck.  Eventuale tour a Hall im Tirol (Austria) se non si è troppo stanchi, cena libera e pernottamento.
Quarto giorno: partenza in mattinata da Innsbruck, rientro in Italia via treno.

Non male, per essere partiti da una semplice foto... Ecco le mappe per aiutare a orientarsi. La "famigerata" Wendelsteinbahn è quel centimetro scarso con su scritto Wen. cerchiato in blu. Ma del viaggio parlerò in un' altra occasione...

Ma 'ndo vai se una mappa non ce l'hai?

lunedì 28 gennaio 2013

Bahnsteig 21

Attnang-Puchheim, ore 7.55 circa
Sì, è davvero un altro mondo. Ordine, pulizia, neanche un minuto di ritardo in quattro giorni di viaggio. E poi, naturalmente, quel modo originale di numerare i binari. Ore otto del mattino, Attnang-Puchheim, Austria, all'incirca a metà strada tra Salisburgo e Linz. Prima sorpresa: scendo dal treno proveniente da Linz, la coincidenza mi attende al binario 21.Peccato che la stazione abbia solo cinque binari. Ma come diavolo è possibile? Semplice, i binari "di corsa" sono numerati dall'1 al 4, il quinto è un binario tronco, e per distinguerlo dagli altri lo hanno numerato col 21.
Seconda sorpresa: nelle indicazioni, sia all'inizio delle scale che portano al sottopassaggio, sia all'interno del sottopassaggio, sia sulla testata del binario 21 compare una scritta: Salzkammergutbahn. Ferrovia dei laghi del Salisburghese. Così il turista di passaggio "sa", anche senza consultare l'orario, che tutti i treni aventi origine da qui partono da quel binario, invariabilmente, con precisione teutonica.
Il treno si muove, lascia il capolinea e inizia a percorrere la linea. Scendo una mezz'oretta dopo, a Gmunden. La stazione è a due chilometri dal centro della cittadina, decido di farmela a piedi, ma se avessi voluto, fuori dalla stazione una comoda Strassenbahn (tram), con passaggi ogni mezz'ora nelle ore di "morbida", ogni 12 minuti nelle ore di punta mi deposita nei pressi della piazza principale. Da qui la vista sul lago è splendida e nel cielo terso di fine agosto spazia sino alle montagne che chiudono l'orizzonte.
Gmunden, panorama sul Traunsee

Passeggiando sul lungolago scopro altre due cose: una seconda stazione (Gmunden Seebahnhof), capolinea di una ferrovia turistica che raggiunge un'altra cittadina poco distante da Attnang-Puchheim (Porca miseria, a saperlo...!), e le indicazioni per una funivia che raggiunge la cima del Grunberg, a quasi 1000 metri di altitudine. Da lì, un sentiero nel bosco ottimamente segnalato in un'ora e mezza mi riporta nella cittadina. Mangiato qualcosa, torno in stazione e proseguo verso sud. La strada costeggia sinuosa il lago, sovrastata dalla ferrovia a semplice binario. Tengo il finestrino aperto per evitare i soliti fastidiosi riflessi del vetro in foto, il paesaggio lo merita.
Mobilità alternative: ferrovia, strada e...pista ciclabile
Scendo a Ebensee, il tempo per occupare una camera nel Gasthof adiacente alla stazione, poi ritorno indietro col treno sino a Traunkirchen. Certo, è una bella comodità avere un treno ogni ora in ogni direzione...posso così visitare la piccola parrocchiale del paesino, che custodisce un vero gioiello d'arte: il pulpito è stato scolpito in forma di barca, con ai lati Pietro e un altro apostolo che sollevano una rete stracolma di pesci, mentre in una nicchia superiore il Cristo li benedice. "Venite, vi farò pescatori di uomini", disse, ed è geniale la trasposizione dell'episodio evangelico scolpito nel pulpito: in tal modo il sacerdote, durante la predica, è dentro alla barca e si rivolge ai parrocchiani, e li "pesca", li attrae a sè con la Parola proprio come i pesci che traboccano dalla rete.

Il pulpito della pesca miracolosa di Traunkirchen



Non c'è molto altro da vedere nel paesino. Torno alla stazione (una semplice casupola di pietra e un marciapiede, il minimo indispensabile per permettere ai treni regionali che percorrono la tratta di fermarsi) e attendo il mio localino che mi riporta a Ebensee e al Gasthof. La giornata volge al termine, è stata decisamente intensa e proficua. Unica fregatura, non sapendo il tedesco ho ordinato una roba che credevo essere una zuppa di funghi e invece è una zuppa di pesce. Pazienza...






Hallstatt (estate)
La mattina dopo, proseguo lungo la Salzkammergutbahn. Il treno serpeggia nella stretta valle, passa l'importante località termale di Bad Ischl (ci andava l'imperatore Cecco Beppe a fare la cura delle acque, per cui anche la stazione è più imponente, anche se non...imperiale) per poi costeggiare un altro lago, lo Hallstattersee. La giornata è splendida e le montagne verdeggianti si specchiano nel lago. Scorgo la cittadina di Hallstatt. La stazione però è sulla sponda opposta del lago...




Ma che problema c'è? In perfetta coincidenza coi treni, un traghetto parte dalla stazioncina e raggiunge il paese (che peraltro non è raggiungibile in auto: solo i residenti possono entrarvi, gli altri hanno alcuni parcheggi appena fuori dal paese).


Stazione di Hallstatt. Sulla sinistra l'attracco dei traghetti


Non scendo, anche se con un po' di rammarico. Voglio arrivare a Graz e ho ancora un bel po' di strada ferrata da fare. Ma il paesino mi rimane in testa per un bel po', la posizione è idilliaca...neanche quattro mesi dopo (questa volta in macchina, durante il "tradizionale" giro per mercatini natalizi) sono di nuovo a girare tra Hallstatt, Gmunden e i laghi del salisburghese, con gli alberi e le cime circostanti spruzzati di neve. Splendido veramente...ma se non ci fossi passato col treno, avrei mai potuto scoprire questa meraviglia?

Hallstatt (inverno)

Hallstatt (inverno)