domenica 27 gennaio 2013

"Se non hai una macchina non puoi arrivarci..."

L'Italia è un paese in cui la cultura del "mezzo pubblico" non è granchè radicata (eufemismo). Eccettuate le grandi città, generalmente ben servite, e da alcuni percorsi "standard" assai frequentati (ferroviariamente, soprattutto la "grande T" che unisce Torino a Venezia da una parte, e Milano a Napoli dall'altra), comincia a diventare assai complicato da raggiungere servendosi di mezzi pubblici. Alessandria, da quel punto, è abbastanza sfigata perchè in zona "periferica" Provate ad andare a Siena, tanto per dire, o in qualche città del nord-est che non sia sull'asse Verona-Vicenza-Padova, tipo Trento o Treviso: cambi continui, coincidenze "a rischio", ecc. ecc. Non parliamo poi di quei luoghi un po' al di fuori dai circuiti turistici "tradizionali": da farsi venire un fegato così... ecco di seguito un racconto di vita vissuta...

Durante uno dei miei primi tour turistico-ferroviari ho soggiornato a S.Maria della Quercia (VT) in un ex-convento trasformato in ostello/centro congressi. La mia scelta, dettata anche da motivi economici - meno di 50 euro in mezza pensione nelle vacanze pasquali non è affatto male - mi ha portato in un posto assolutamente caratteristico ma scomodo, raggiungibile in bus oppure con un paio di chilometri a piedi lungo la terribile e trafficatissima Via Cassia, fortunatamente su marciapiede, a partire dalla stazione di Viterbo.
Viterbo è in una sorta di buco nero ferroviario: si può raggiungere tramite due lente linee per pendolari: una da sud, via Roma Ostiense, e una da nord, dalla stazione di Attigliano-Bomarzo, posta lungo la Firenze-Roma "lenta" (cioè non quella percorsa dai Frecciarossa e dai treni "per ricchi").
Bomarzo. Mi ero cerchiato in rosso la località, promettendomi di visitarla durante queste vacanze "in zona". In questo paesino sperduto ha infatti sede il caratteristico "Parco dei mostri" (http://www.parcodeimostri.com/), voluto dal principe Pier Francesco Orsini all'interno di una delle sue ville.
Parco dei Mostri a Bomarzo
"Beh, se si chiama Attigliano-Bomarzo vuol dire che sarà vicina a Bomarzo, magari potrei andare al parco a piedi!", pensavo, nel mio entusiasmo e nella mia inesperienza giovanile, mentre sono in attesa della coincidenza per Viterbo. Mi porto perciò sul marciapiede del binario 1 con l'intenzione di raccogliere informazioni nel bar della stazione. Mentre sorseggio un caffè,  chiedo innocentemente. "Vorrei andare al parco dei mostri a Bomarzo. E' lontano da qui"? Attimo di silenzio della barista, che mi squadra interdetta come se le avessi posto la domanda dal cocchio di una biga e vestito da Ben Hur: "Sono sei-sette chilometri, su una statale". Attimo di silenzio imbarazzato da parte mia.  "Ah. Ma c'è un bus che parte da qui?" Attimo di silenzio imbarazzato da parte della barista, che poi emette la sentenza:  "No." ed aggiunge, impietosa: "ci vuole la macchina per arrivarci, al limite può chiamare un taxi..." Al che, pago il mio caffè in euro (i sesterzi probabilmente non me li avrebbe accettati), ed esco sacramentando a voce bassa.
Che cosa mi ha insegnato questa esperienza? 

1) Quando una stazione ferroviaria ha il nome di due o più località ( Ladispoli-Cerveteri, Calalzo-Pieve di Cadore-Cortina, ecc.) significa che è ubicata nei pressi della prima località. Le altre città si trovano a una distanza che varia tra il "lontano", il "molto lontano" e il "fottutamente lontano" dalla stazione stessa

2) MAI provare a "improvvisare" percorsi senza avere raccolto prima tutte le informazioni necessarie, studiandosi attentamente le piantine e i collegamenti. Come ho poi scoperto tornato a casa, Bomarzo è raggiungibile per mezzi pubblici da Orte (17 km) e da Viterbo(21 km). I collegamenti non sono comunque dei migliori: 5-6 bus al giorno da entrambi i capolinea, e solo nei feriali (altra cazzata monumentale!), ma almeno ci sono...

Insomma, girare l'Italia, i suoi mille borghi e le sue mille meraviglie con i mezzi pubblici sembra assai complicato. Ci sono fortunatamente felici eccezioni (e le vedremo magari in prossimi post). Ma se arrivassero turisti dall'estero che non fanno parte di gruppi organizzati come fanno?, mi chiedevo mentre rientravo mestamente al marciapiede per prendere il regionalino per Viterbo

PS: giusto per curiosità: Viterbo, che pure è come già detto in un buco nero ferroviario, ha ben TRE stazioni: Viterbo Porta Fiorentina (quella più centrale), Viterbo Porta Romana (in periferia, in direzione Roma) ed è capolinea delle ferrovie "Roma Nord". Da quest'ultima stazione, con un viaggio interminabile - è un'altra linea per pendolari -  ma splendido paesaggisticamente, che passa tra i colli della Tuscia per borghi medioevali come Bagnaia e Civita Castellana, per nominarne un paio, plana su Roma giungendo a Piazzale Flaminio, cioè cinque minuti a piedi da Piazza del Popolo. Mi autocensuro per quanto riguarda gli orari della linea, però...
  


  
     

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