sabato 23 febbraio 2013

Green greenways of home, pt.1

Dalla diligenza alla ferrovia
Il progresso, gran bella cosa. Tutto cambia, si evolve, migliora (non sempre, a dire il vero). La ferrovia, come tante altre cose, è un ottimo esempio. Qui in Piemonte, dove vivo, la prima ferrovia fu la Torino-Genova, costruita in modo da permettere di collegare la capitale del Regno di Sardegna - e poi d'Italia - con il porto di Genova, dando così enorme impulso al traffico merci. I primi treni percorrevano in circa cinque ore il tragitto, segnando un miglioramento eccezionale nelle comunicazioni, se si pensa che sino a quel momento il servizio tra Torino e Genova era assicurato da diligenze, con stazioni di posta a distanza fissa e pernottamento al passo dei Giovi, per un totale (escluso il pernottamento) di 25 ore di viaggio. Se si prova a riflettere su questo, forse si possono guardare con occhi diversi i divertenti racconti ottocenteschi che narrano di gente terrorizzata al passaggio a grande velocità della macchina a vapore, di mucche traumatizzate che, sorprese al pascolo dal passaggio di un treno, smettevano di produrre latte!
Anche le ferrovie, nel tempo, si sono evolute. Sia dal punto di vista dei materiali (carrozze più confortevoli, locomotori elettrici in grado di raggiungere o superare i 300 km/h) che dal punto di vista dell'armamento (i binari e i tracciati ferroviari). Prima che qualche pendolare inizi a recitare il rosario degli insulti, ci tengo a sottolineare che sto parlando in generale...
Nel momento in cui una "vecchia" linea ferroviaria è sostituita da una nuova, possono esservi varie soluzioni di riutilizzo. Magari si possono aggiungere parcheggi, o allargare le strade, sfruttando il terreno una volta occupato dalle rotaie. Oppure, si può provare a sfruttare il percorso generalmente pianeggiante, o comunque poco in pendenza, per realizzare una greenway, ossia una pista ciclabile. Quest'ultima soluzione, già sperimentata con successo in varie zone d'Europa sta fortunatamente iniziando a prendere piede anche in Italia. Esiste addirittura un sito che censisce le ferrovie abbandonate e cerca di promuovere, laddove non sia possibile il recupero a scopi ferroviari, la loro trasformazione in pista ciclabile.
Uno dei progetti forse più interessanti in questo senso è quello che ha portato a riutilizzare parti della vecchia linea costiera del Ponente ligure. Nel 2001 fu abbandonato il tracciato da Ospedaletti a S.Lorenzo al Mare, in favore di un più veloce tratto quasi interamente in galleria. Inizialmente le aree liberate dai binari sono state letteralmente prese d'assalto e trasformate in parcheggi, poi fortunatamente ha preso piede l'idea della ciclabile, in via di completamento (al momento manca ancora il tratto tra Ospedaletti e Sanremo). Ho percorso questo tragitto a piedi durante le vacanze natalizie appena trascorse, documentandolo come mio solito dal punto di vista fotografico. Aggiungerò alle mie foto qua e là  anche immagini del passato, prese dal web, di quando i treni sfrecciavano (oddio...non intendetela in senso letterale...) in riva al mare, in modo da poter offrire una sorta di "confronto".
Vista panoramica su Ospedaletti

E' l'una del pomeriggio quando  giungo in vista di Ospedaletti, Sono  già sette che sono in movimento: partenza alle 6.28, cambio a Genova Sampierdarena e a Savona, e in "solo" quattro ore e mezza e due cambi, scendo alla stazione di Ventimiglia. Da qui in un paio d'ore a piedi, alternando tratti di marciapiede sull'Aurelia a più piacevoli passeggiate a mare, ho finalmente il primo "incontro" con la vecchia ferrovia. Ospedaletti, il cui nome sembra derivare dall' ospitale templare edificato da queste parti per la cura e il riposo dei pellegrini, è secondo le guide turistiche e il sito istituzionale il paese con il clima migliore di tutta la Riviera dei Fiori. La ferrovia ora scorre all'interno, in galleria, ma non molti anni fa passava proprio davanti al paese, dove appaiono ora le palme in lontananza, impedendo l'accesso diretto al mare. Anche per questo motivo la popolazione fu assai contenta di "liberarsi" del treno. La "fastidiosa" ferrovia era assai comoda per gli anziani che andavano a svernare; ora che la stazione non c'è più (e le autorità comunali non hanno voluto neanche una fermata sulla linea nuova) Ora Ospedaletti non ha più la stazione, e e le presenze dei turisti nel paese sembrano, a quanto leggo in rete, assai ridotte rispetto al passato. In compenso stanno costruendo un (orrendo) porticciolo in cemento per cercare di attirare yacht e barche di lusso.


Solo pochi giorni fa è stato inaugurato il tratto ciclo-pedonale che diventa anche passeggiata a mare. I lavori non sono del tutto finiti (classica inaugurazione all'italiana...), ma è comunque possibile passeggiare tranquillamente nell'area una volta occupata dai binari. Chiudo gli occhi e provo a immaginare il "prima", quasi mi sembra di sentire ancora il familiare odore "di ferrovia" delle traversine in legno. Nelle foto che seguono ecco il confronto tra passato e presente.


Stazione di Ospedaletti Ligure ieri... (foto da http://www.miol.it/stagniweb/)
...e oggi


La galleria da Ospedaletti. Qui riprende la pista ciclabile

Passata la ex stazione ferroviaria, a circa seicento metri dall'inizio del percorso la ciclabile...finisce. I binari sono stati asportati e quindi resta lo sterrato, ma la tratta non è stata ancora attrezzata ed è chiusa al passaggio . Mi vedo quindi costretto a una deviazione piuttosto scomoda con salite e discese sino a riguadagnare il tracciato al di là di una galleria, all'ingresso in Sanremo. Si prosegue poi stretti tra le case,avvicinandoci al porto e alla passeggiata a mare. Una curva, un lungo rettilineo ed ecco la stazione sullo sfondo.

In trincea tra le case











Sanremo, stazione di Sanremo. Nelle mie orecchie rimbomba un immaginario annuncio dall'altoparlante, ancora visibile ma completamente muto, mentre mi soffermo davanti all'ex fabbricato viaggiatori.






Sanremo, anno 2012
Pur apprezzando l'ottimo lavoro fatto con la riqualificazione dell'area tramite la pista ciclabile, mi guardo intorno con un po' di tristezza, osservando le altre scarse tracce di un recente passato (un cartello di stazione, un palo della linea elettrica) e subito penso alle polemiche che accompagnano la nuova stazione della cittadina rivierasca, realizzata in una zona più periferica rispetto al centro storico, completamente in galleria e raggiungibile attraverso quattrocento metri di tapis roulant in stile aeroporto, il più delle volte guasti.



Sanremo, anno 2001 (photo by Slobodan Ilic),
da www.railfaneurope.net 
La pista ciclabile prosegue oltre la stazione, sempre stretta tra le case e il porto. Sullo spazio una volta occupato dal binario e dalla massicciata sono state ricavate due corsie per le bici e una per i pedoni. Attorno a me molta gente che sfrutta le ultime ore di luce per passeggiare tranquilla senza trovarsi in mezzo alle auto.  Nei pressi di Villa Nobel c'è anche un punto di noleggio bici, in corrispondenza di un tratto alberato, giusto in uscita dal centro cittadino. Interrompo qui il mio tragitto per andare verso la controversa stazione in sotterranea e rientrare così a casa.
Posso così confermare la fondatezza delle polemiche. Un lungo corridoio lastricato con ai due lati i famosi tapis roulant, alcuni dei quali non funzionanti. Mi perdo poi tra i corridoi per raggiungere il mio binario, curva a destra, poi curva a sinistra, davanti a me si para un muro. Strada chiusa, ma dove cavolo si passa per il binario 2? Dopo un po' di smarrimento trovo l'indicazione che mi porta a un ascensore. Salgo, percorro un altro corridoio che scavalca la linea e ridiscendo con un altro ascensore. Arrivo sul binario appena in tempo, ecco le luci del mio regionale che si avvicinano. Mentre ripartiamo, cerco di non pensare alle quattro e più ore che mi attendono. Sono in ferie anche domani, quasi quasi torno qui e proseguo verso S.Lorenzo...  

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